Skandal Monte Paschi: Anwalt entdeckt Unterschrift von Mario Draghi

Posted on Februar 1, 2017 von

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Die Finanz Mafia, hat die EZB übernommen, was lange bekannt ist.

Skandal Monte Paschi: Anwalt entdeckt Unterschrift von Mario Draghi
Deutsche Wirtschafts Nachrichten | Veröffentlicht: 08.01.17 01:42 Uhr

Die Krise der Monte Paschi hat ihren Ursprung in der unsauberen Übernahme der Antonveneta im Jahr 2008. Der italienische Anwalt Paolo Emilio Falaschi hat ein bemerkenswertes Dokument zu Tage gefördert. Es wirft Fragen über die Rolle von Mario Draghi auf.

MPS 2 : RIMANDATA LA DECISIONE SULLA BANCA D’ITALIA La causa dell’avvocato Paolo Emilio Falaschi

 

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Rimandata la decisione sul processo alla Banca d’Italia per il disastro del Monte dei Paschi di Siena

Il 13 ottobre si è tenuta a Roma un’udienza per decidere qualora la Banca d’Italia debba essere rimandata a giudizio per le responsabilità nel disastro del Monte dei Paschi di Siena. L’avvocato Paolo Emilio Falaschi, azionista MPS, aveva presentato un esposto nei confronti della Banca d’Italia in merito all’autorizzazione rilasciata a MPS per l’acquisizione della Banca Antonveneta dalla Banca Santander.

La Banca d’Italia, allora sotto il governatore Mario Draghi, avrebbe commesso due frodi:

1) Ha certificato che il “costo” dell’acquisizione sarebbe stato di 9 miliardi di Euro. Non occorre essere esperti di giurisprudenza per conoscere la differenza tra costo e prezzo; mentre 9 miliardi era il prezzo imposto da Santander, i costi hanno invece superato i 17 miliardi, come documentato dall’avv. Falaschi;

2) Ha certificato l’acquisizione come conforme ai criteri della “sana e prudente gestione”, nonostante un’ispezione della Banca d’Italia del 9 marzo 2007 avesse riscontrato “rilevanti anomalie nei profili della rischiosità creditizia e della redditività” di Antonveneta ed avesse espresso un “giudizio sfavorevole” sulla situazione finanziaria dell’istituto.

Falaschi è stato sentito per un’ora e mezzo ed ha prodotto la documentazione originale della vigilanza di Banca d’Italia e dei versamenti di MPS che attestano il costo complessivo dell’operazione Antonveneta. Solitamente in questi casi il giudice decide immediatamente se rimandare a giudizio o meno. In questo caso, la decisione è stata rinviata.

La procura ha chiesto l’archiviazione motivando che, se la Banca d’Italia avesse bloccato l’acquisizione di Antonveneta, ne avrebbe sofferto l’intero sistema bancario italiano. I fatti dimostrano esattamente il contrario.

Le implicazioni dell’accusa sono devastanti. Se infatti l’autorizzazione di Bankitalia a MPS per acquistare Antonveneta fosse falsa, sarebbe giuridicamente illecita e pertanto nulla e quindi anche il contratto di acquisto di MPS con Santander è nullo. Ne consegue che MPS e l’Italia avrebbero diritto di ottenere da Santander la restituzione degli oltre 17 miliardi di euro pagati dalla banca senese per Antonveneta senza due diligence, sostiene con forza l’avv. Falaschi.

Uno degli aspetti dimenticati della vicenda, è che i problemi di Antonveneta furono in parte originati con la bancarotta del Banco Ambrosiano. Il Banco Ambrosiano, l’istituto privato guidato da Roberto Calvi, era stato acquisito da Antonveneta. L’Ambrosiano era il membro italiano del gruppo Inter-Alpha, l’alleanza di banche formatasi all’inizio degli anni settanta per egemonizzare il futuro sistema finanziario europeo in funzione anti-Stati nazionali. E la Santander, l’istituto che ha venduto Antonveneta a MPS, è un altro membro fondatore dell’Inter-Alpha.

E’ noto come i padrini politici di MPS si collochino storicamente nella fazione politica filo-britannica che fa capo all’ex Primo Ministro italiano, nonché architetto del Trattato di Lisbona, Giuliano Amato, e al suo alleato Franco Bassanini. Fu Amato, insieme a Mario Draghi, a rimuovere la separazione bancaria in stile Glass-Steagall in Italia nel ’93, permettendo a MPS ed altri istituti italiani di espandersi in attività ad alto rischio. Questo ha condotto anche alla disastrosa acquisizione di Antonveneta, le cui perdite furono poi nascoste da contratti derivati.

La settimana scorsa alcuni ex manager del MPS hanno patteggiato nel processo milanese su quelle operazioni finanziarie che permisero di occultare le perdite.. Lo stesso caso era stato archiviato dal Tribunale di Siena; i procuratori milanesi erano di diverso avviso. I procuratori senesi, ciò nonostante, avevano ammesso che sia Mussari che Vigna avevano gestito il MPS con un modus operandi “asservito al soddisfacimento di interessi in generale distonici rispetto a quelli dell’ente. Ciò vale con particolare riferimento alla presenza di interessi e sollecitazioni esterne alla banca e ascrivibili in prima battuta al panorama politico locale e nazionale”.

L’avvocato Falaschi, da noi sentito, ha sottolineato la gravità di tali affermazioni. “Io mi ero abituato a vedere e verificare se i PM di Siena avevano indizi o prove di quello che hano scritto, e avrei chiamato subito a chiarimenti i due ex sindaci Ceccuzzi e anche Cenni che lo aveva sostituito. E se i PM di Siena avevano indizi e prove per scrivere di interessi (sarebbero soldi) e sollecitazioni, mi sarei immaginato che essi procedessero in sede penale.”

“Quanto poi ad interessi e sollecitazioni ascrivibili al panorama politico nazionale, io avrei subito chiamato a chiarimenti coloro che comandavano a livello nazionale e cioè – se non sbaglio – D’Alema e Bersani”.

 

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http://scenarieconomici.it/mps-2-rimandata-la-decisione-sulla-banca-ditalia-la-causa-dellavvocato-paolo-emilio-falaschi/

 

Mps, i misteri di Draghi e il giallo sulla commissione Jp Morgan

15 Dic , 2016

La lettera porta la data del 17 marzo 2008, e ha la firma dell’allora governatore della Banca di Italia, Mario Draghi. Oggetto: “banca Monte dei Paschi di Siena- Acquisizione della partecipazione di controllo nella Banca Popolare Antoniana Veneta”. E’ l’origine di tutti i guai dell’istituto senese che ancora una volta è appeso per salvare se stesso e le migliaia e migliaia di depositanti e risparmiatori all’aiuto che il nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni potrebbe dare per decreto legge nei prossimi giorni.

L’esistenza di quella lettera era nota, e la sua versione integrale (3 pagine) è stata acquisita anche in due processi che riguardavano l’istituto senese, a Siena e Roma, e in entrambi i casi i pubblici ministeri hanno escluso ogni responsabilità penale della banca centrale italiana e dello stesso attuale presidente della Bce, Draghi. Un avvocato che agisce come socio di Mps, Paolo Emilio Falaschi, ha però impugnato quella decisione e ancora sta provando ad ottenere da un tribunale un provvedimento che certifichi l’invalidità di quella autorizzazione di Draghi, e il conseguente annullamento dell’acquisto di Antonveneta che è all’origine anche degli attuali guai. Mai ci riuscisse, e Mps si vedesse restituire i 17 miliardi di euro che complessivamente era costata quella operazione, certo tutti i problemi senesi verrebbero risolti come d’incanto e l’intervento dello Stato non sarebbe più necessario.

La strada è sicuramente in salita, però non così strampalata perché quella lettera di Draghi si unisce a un documento della vigilanza della banca centrale successivo a una ispezione ad Antonveneta di poco precedente (il 9 marzo 2007), in cui venivano espressi dubbi sulla solidità patrimoniale della banca che avrebbe da lì a poco comprato Mps e si segnalava fra i motivi un prestito di 7,9 miliardi di euro in essere con gli olandesi di Abn Amro. E’ proprio quella la cifra alla base delle azioni giudiziarie intentate, perché avrebbe portato il costo complessivo dell’acquisto di Antonveneta per Mps a 17 miliardi di euro. Invece l’allora governatore della Banca di Italia scrisse- pur conoscendo quei 7,9 miliardi di debito con gli olandesi- “l’acquisizione del complesso aziendale riferito ad Antonveneta comporterà un costo di 9 miliardi di euro, l’esborso effettivo sarà maggiorato del controvalore della vendita di Interbanca, che comporterà un aumento della liquidità di Antonveneta di pari importo”…………………. http://limbeccata.it/retroscena/mps-i-misteri-di-draghi-e-il-giallo-sulla-commissione-jp-morgan/

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